Grande festa della poesia (nonostante il freddo). La premiazione!

 

 

Sala premiazione 2018

di Marco Marchi

ATTENZIONE
Leggi qui i testi premiati!

Si è tenuta la mattina del 28 febbraio 2018 (la data anniversaria della scomparsa di Mario Luzi, avvenuta tredici anni fa) alla Sala conferenze della fiorentina Biblioteca delle Oblate la cerimonia di premiazione del concorso “Firenze per Mario Luzi”. È stato un vero successo di partecipazione, nonostante il freddo siberiano che attanagliava la Toscana; una grande festa della cultura e della creatività, per cui è stato necessario aggiungere sedie a quelle già predisposte per la sala! Tanti studenti di tutta la Toscana pronti a testimoniare della necessità e della bellezza della poesia attraverso i versi che hanno immaginato e scritto: ben quattrocento testi inviati a concorrere (un record di partecipazioni!) che hanno fortemente impegnato la giuria, quest’anno più del solito, nel giudicare e nel selezionare.

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Mercoledì 28 febbraio 2018. La cerimonia di premiazione

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Premio “Firenze per Mario Luzi”

 Settima edizione 2018

Cerimonia di Premiazione

Mercoledì 28 febbraio 2018 – ore 9.30

Sala Conferenze – Biblioteca delle Oblate
Via dell’Oriuolo, 24 – Firenze

Programma

Cristina Giachi
VIcesindaca e Assessora all’Educazione del Comune di Firenze 

Francesco Carrassi
Direttore del quotidiano “La Nazione”

Marco Marchi
Professore di Letteratura Italiana moderna e contemporanea,
Università degli Studi di Firenze

Proiezione del documentario
In Toscana. Un viaggio in versi con Mario Luzi

Intervento di Gianni Luzi, figlio del Poeta

Premiazione degli studenti vincitori e lettura dei testi premiati

Comune di Firenze Assessorato all’Educazione
in collaborazione con “La Nazione”

Per informazioni
Ufficio Progetti Educativi – Tel. 055 2625695
e-mail: progetti educativi.istruzione@comune.fi.it
http://firenzepermarioluzi.chiavidellacitta.it/

Non solo poeta: Luzi prosatore

di Gloria Manghetti

Mario LuziMario Luzi è noto ai più per la voce alta della sua poesia; pochi sanno che il nostro autore ha scritto significativi libri in prosa come Biografia a Ebe del 1942 e Trame uscito nel 1963, entrambi caratterizzati dal prevalere del dato autobiografico, dalla registrazione puntuale di quanto il poeta veniva maturando in quegli anni. Tuttavia mai il dato diaristico prende il sopravvento, perché la nota personale è ricondotta sempre ad una più profonda dimensione esistenziale.

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“Avorio”, un testo ermetico

di Elisabetta Biondi della Sdriscia

ATTENZIONE
Leggi “Avorio” in Testi!

Con i suoi 18 endecasillabi sciolti, Avorio è una delle liriche più belle e preziose dell’ermetismo concettuale di Mario Luzi: il poeta riesce a creare un’atmosfera irreale, onirica, di grande eleganza anche grazie alle ripetute trasgressioni linguistiche, grammaticali e semantiche, di cui fa uso ispirandosi a Mallarmé, suo grande modello in questa fase della sua produzione artistica. Celebre l’incipit, Parla il cipresso equinoziale, oscuro: mediante l’anticipazione del verbo, usato in senso metaforico, e l’ambiguità dell’aggettivo, che connota con una precisione tecnica apparente il sostantivo e gli conferisce, insieme, indeterminatezza, Luzi realizza un perfetto esempio ermetico di immagine destituita di concretezza.

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Fra desiderio e tormento. “Il termine”

Mario Luzidi Marco Menicacci

ATTENZIONE
Leggi “Il termine” in Testi!

In una delle sue poesie più memorabili, Limiti, Jorge Luis Borges scriveva che nella vita ci sarà per tutto – per ogni nostro atto o esperienza – una ultima volta: l’ultima volta che si passa per una strada, che si incontra qualcuno, che si prende in mano un libro dallo scaffale, che si chiude una porta. E così anche per il poeta Mario Luzi c’è stata un’ultima volta in cui ha scritto una poesia; l’ultima volta in cui la sua forza creativa si è concentrata fino ad arrivare a quel momento incandescente e inspiegabile in cui dalla mente di un uomo scaturiscono l’idea e le parole che formeranno una poesia.

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Luzi e le lacrime delle cose

Luzi Francesconi miodi Marco Marchi

ATTENZIONE
Leggi “Delle segrete, silenziose lacrime” in Testi!

È una piccola storia sorprendente e profonda, a suo tempo raccontata con sensibilità e precisione di dettagli da un testimone attendibile come Nino Petreni. Protagonista, il poeta Mario Luzi; scenario, l’incredibile, storica e poetica Pienza, dove d’estate, come tutti sanno, Luzi amava soggiornare. È un tardo pomeriggio della caldissima estate del 2003 quando alla porta della dimora del poeta – nella stretta, fresca ed oscura Via del Bacio – bussa un imprenditore bresciano, un industriale, Roberto Zani. Si presenta, chiede di Mario Luzi, vuole incontrare il poeta. Luzi, generosamente disponibile come sempre, lo riceve, lo ascolta e subito capisce che la richiesta di Zani – sceso in Toscana proprio per conoscerlo, per potersi aprire e confrontare con lui su di un tema che lo affascina – non è di quelle abitualmente avanzate da studiosi e giornalisti, lettori e ammiratori.

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Le rondini di Mario Luzi

Mario Luzi di Daniela Del Monaco

ATTENZIONE
Leggi “Essere rondine” in Testi!

Sarà capitato a molti di soffermarsi a guardare il volteggiare di uno stormo di rondini nel cielo mentre siamo affacciati alla finestra o durante una passeggiata. Sicuramente è successo a Mario Luzi che ha scritto proprio una poesia sulle rondini – Essere rondine, poi confluita nella raccolta del 1985 Per il battesimo dei nostri frammenti –, tra le più belle che abbia mai composto.

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La notte della raggiante oscurità

di Nicoletta Mainardi

Venturino Venturi, Presepe v.v.ATTENZIONE
Leggi “I Magi” e “I pastori” nei Testi!

Due poesie di Luzi, I Magi e I pastori, celebrano l’evento della Natività ispirandosi ai due noti episodi evangelici in cui si narra della venuta dei Magi dall’Oriente a Gerusalemme per adorare il Bambino e della rivelazione ai pastori nella notte Santa. La sequenza affianca come in un dittico la pagina diurna e terrestre del viaggio dei Magi al notturno mistico dei pastori, ed è incastonata nella sezione metafisica dal titolo Genia della raccolta Frasi e incisi di un canto salutare (1990).

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Luzi e Dante

mario-luzi-6di Marco Marchi

«Tutto Dante – ha affermato con icastica efficacia Mario Luzi – è un dramma che cerca di ricomporsi in una suprema catarsi e in una raggiunta armonia». In questa prodigiosa, irresistibile attrazione, in questa coltivata e partecipata tensione è dato intravedere al lettore di Luzi che sia a conoscenza dell’intera sua opera poetica quella luce ritrovata, quel sorriso colto con Dante come un inprinting dell’esistente: un inprinting rintracciato e celebrato, grazie alla poesia, oltre l’oscuro affliggente, da selva dello smarrimento che nel Novecento e nell’incipiente Duemila si è fatto e si fa sgomento, da selva della «mortalità» e della Storia: oltre l’inferno stesso, e oltre le brucianti incarnazioni visibili dell’assurdo dei lager e delle residue speranze di umana sopravvivenza lì coltivabili, espresse proprio attraverso il ricordo a Dante in Se questo è un uomo di Primo Levi.

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